INTERVISTA AL LUPO di Paola Mastrocola
Quando si finisce un libro, si sa, si resta un po’ soli e vuoti. Di colpo non c’è più nessuno, lo spazio intorno si fa deserto e nessuna storia va più né avanti né indietro. E’ tutto fermo. Come in una giornata di nebbia
Se poi nel libro appena finito c’era dentro un lupo filosofo covatore di uova, ci si sente ancora più tristi al pensiero che una persona così ci abbia lasciati. Non ci si rassegna.
E così mi viene l’idea di andare a intervistare il lupo.
In fondo, ora il romanzo esce. Ed è vero che in genere s’intervista l’autore, ma perché non intervistare invece il protagonista della storia? Vorrei chiedergli come sta ora che tutto è finito, se gli piace il libro, se cambierebbe qualcosa nel caso di una riedizione…
Penso che sia a casa con l’anatra e i cuccioli, quindi prendo la strada che porta al mare, mi inerpico sulle dune di sabbia e lassù effettivamente trovo la loro abitazione. E’ proprio come l’ho descritta: una tana vistamare, isolata e battuta dal vento. Davanti c’è la panchina del riccio, e sul retro la pozzanghera detta “la Pozza”. Tutto perfetto. Ma il lupo e l’anatra non ci sono, la porta è sprangata e le imposte chiuse. Che strano!
Decido di dare un’occhiata alla Prateria anche se, a rigor di logica, dovrebbe essere deserta, senza traccia del lupo né di un solo frammento di guscio per terra, visto che le uova si sono schiuse da giorni.
Mi inoltro nel bosco fino a che gli alberi sempre più diradano e tutto diventa piatto, solo erba. La Prateria è dunque un prato, esattamente come ho detto nel libro. Ma guarda! incredibile come le cose che inventiamo siano vere, cioè esattamente come le abbiamo inventate.
Mi sto perdendo in elucubrazioni sofisticate sull’esattezza delle invenzioni, quando lo vedo. E’ lì. E’ il lupo. Seduto immobile a gambe incrociate, le orecchie lunghe verso il cielo, la schiena eretta, lo sguardo perso all’orizzonte: cova!
Ma come?
Timidamente mi avvicino. Ho paura del lupo. Diciamo che per un autore non è semplicissimo incontrare il proprio personaggio.
- Mi scusi, signor Lupo…
Volta leggermente lo sguardo verso di me, senza scomporsi.
- Ma com’è possibile che lei stia ancora covando? I suoi pulcini sono nati… Anzi, dovrebbero già avere qualche mese… E sua moglie anatra? Com’è che non è con voi?
Il lupo mi guarda sorpreso, ma gentile:
- Scusi, signora, ma di che pulcini sta parlando?
- Ma dei suoi, signor Lupo! Io li ho visti nascere, anzi, a un certo punto ho anche temuto che… Si ricorda, quella spinosa questione degli ornitorinchi…
- Quali ornitorinchi?
- Ma sì, ha presente l’aereo, e quando Richmond la porta da suo cugino l’istrice, e prima c’erano stati i gufi e le sanguisughe…
- Signora, lei è molto simpatica, ma davvero non capisco di che storia stia parlando.
- Ma della sua, signor Lupo! Com’è possibile?
- Guardi, io le credo. Lei ha un’aria così perbene. Anzi, le chiederei un favore, se non le spiace. Siccome dovrei andare un attimo in città a comprarmi una nuova biro, le spiacerebbe covare mezzoretta al posto mio?
Covare… Non so se ho capito bene il verbo. Il mio personaggio, il lupo che io ho creato, il lupo che cova… chiede a me di covare!
- Qual è il problema, signora? – aggiunge premuroso – Basta che lei si sieda sulle uova e stia leggera. Senza schiacciare, capisce?
Capisco. Mi verrebbe da chiedergli dove ha messo il salvagente di palloncini che gli ha regalato il signor Richmond. Ma temo che risponderebbe: quale signor Richmond? E per me sarebbe la fine.
Mi siedo. Non proprio sulle uova, ma accanto. Chissà se stare accanto è un modo di covare… D’altronde, come rifiutare un favore al proprio personaggio?
Prima di andarsene, mi porge la zampa:
- Mi perdoni, mi accorgo ora che non mi sono presentato… Piacere, Lupo. E lei che è animale è, signora?