|
|
 |
 |
|
UNA BARCA NEL BOSCO
Un romanzo di sformazione
Autore: Paola Mastrocola
Pagg. 266
€ 14.50
Narrativa
Collana: Narratori della Fenice
In libreria
dal: 22 Gennaio 2004
Libro disponibile
|
|
|
| |
Questa è la storia di Gaspare Torrente, figlio di pescatore e aspirante latinista, approdato a Torino da una piccola isola del Sud Italia. Un ragazzo come lui, che a tredici anni traduce Orazio e legge Verlaine, deve volare alto, deve fare il liceo e dimenticare il piccolo mondo senza tempo dell’isola. E allora eccolo entrare al liceo, dove non trova grandi maestri ma insegnanti impegnati a imbastire compresenze, eccolo accanto ai compagni, con le scarpe sbagliate e la felpa senza cappuccio. È fuori moda, fuori tempo, fuori posto: un pesce fuori dalla sua acqua, una barca in un bosco.
E così, come in una specie di mondo alla rovescia, Gaspare deve giocare alla Play Station, deve imparare il lessico del branco, deve scrollarsi di dosso quei dieci in latino che arrivano puntuali come lo scherno della classe. E se la scuola tradisce le sue aspettative, qualche anno dopo l’università gli appare come un teatrino grottesco. Ma proprio quando tutto sembrerebbe perduto, la vita regala al genio di Gaspare una svolta imprevedibile: a partire da un piccolo pioppo, comprato quando ancora era giovane liceale e si preparava a ospitare una coetanea francese per un soggiorno-scambio, nasce un nuovo, imprevedibile universo che gli cambierà la vita.
Riscatto etico ed estetico nei confronti di una società che riconosce solo i gregari e di un sistema scolastico che si rivela inadeguato a coltivare un talento; un sistema che Paola Mastrocola coglie nelle sue pieghe più divertenti e insieme drammatiche.
Tutti i libri di Paola Mastrocola su http://www.guanda.it/esecovanoilupi.
|
|
| |
"Arrivo un po' in anticipo, perché avevo paura di arrivare in ritardo proprio il primo giorno, che non mi facessero entrare e mi rispedissero a casa dicendomi: non lo vogliamo uno che il primo giorno arriva in ritardo; allora ho preso il tram mezz’ora avanti. Mia madre me lo dice sempre: la prima cosa, Gaspare, è arrivare in orario.
Così adesso aspetto un’ora e venti che aprano il portone. Mi siedo su una panchina del viale e guardo le foglie che cadono e quelle che non cadono. Strano che ne cadano già all’inizio di settembre, io credevo che la caduta foglie fosse un fatto autunnale con tanto di vento tremendo, nebbia e freddo; invece qui è una mattina tiepida, ancora estate, neanche una bava d’aria e le foglie cadono lo stesso. Ma come facevo a saperlo io, visto che sulla mia isola di viali neanche l’ombra?
Comunque, di aspettare così tanto qui davanti non m’importa, perché alla fine quel portone lo dovranno pur aprire. E infatti alle otto meno dieci lo aprono."
|
|
|