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LA RIVOLUZIONE IN BICICLETTA
Un sogno lungo un giorno
Autore: Mempo Giardinelli
Traduzione di Marchetti P. P.
Pagg. 268
€ 15.00
Narrativa
Collana: La frontiera scomparsa
In libreria
dal: 6 Giugno 2003
Libro disponibile
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Un vecchio esule paraguaiano, sotto il sole spietato del Chaco argentino, si aggira nella polvere di una fattoria fatiscente insieme alla moglie e a un nugolo di figli; vive fabbricando mattoni che nessuno vuole comprare e allevando animali, tra una lite con la consorte, una siesta e una fuga dall’amante che non riesce più a soddisfare. Eppure, nonostante la vecchiaia e la miseria, aspetta in ogni istante della giornata il segnale in codice, la chiamata alle armi per unirsi all’ennesima rivoluzione tirannicida. Il suo nome è Juan Bartolomé Gaite, per gli amici Bartolo, e nella vita non ha solo partecipato a tante sollevazioni militari, ma le ha addirittura capeggiate. Sempre in sella alla sua bicicletta. Sconfitto, perseguitato, torturato, ha sempre riorganizzato la resistenza dall’esilio o dalla prigione, lottando contro nemici molto più forti di lui pur di non rinunciare alla speranza che lo ha sempre tenuto in vita: quella di una rivoluzione democratica che restituisse al suo popolo tormentato la dignità e un futuro possibile.
La rivoluzione in bicicletta è il racconto di una giornata dell’ex combattente, in cui il lettore segue dal risveglio fino alla notte il filo delle azioni, dei pensieri e soprattutto dei ricordi del protagonista, narrati dalla sua stessa voce irrefrenabile: perché Bartolo, seppur infiammato dall’entusiasmo dell’utopia, rimane un esule lontano dalla sua terra, alle prese quotidianamente con il fardello del rimpianto e della nostalgia.
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"La qualità d'artista che c'è in Giardinelli sa trasformare la sofferenza in una letteratura capace di ottimistica rassegnazione."
Juan Rulfo
"L'opera di Giardinelli è tanto umana e commovente quanto utile in questi tempi di odio e xenofobia."
Carlos Fuentes
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«Sta per piovere. Mi fa male la pallottola».
«Vuoi che ti massaggi un po’?» chiese lei.
«No, grazie, tanto è inutile. Il medico mi ha fregato: mi aveva detto che non mi avrebbe mai fatto male e che non c’era bisogno di estrarla, che avrei finito per dimenticarne l’esistenza. Ma quella figlia di puttana si fa ricordare ogni volta che sta per piovere, da tredici anni.»
Lei gli accarezzò una mano.
«Ma quando verranno, Bar?»
«Vai a sapere! A volte penso che mi stiano prendendo in giro. Sono nove anni che non succede niente, che la rivoluzione sembra essersi fermata, come se il Paraguay fosse un paese perduto. E poi all’improvviso arrivano con la notizia che si prepara una nuova sommossa, che bisogna sostenerla, procurare le armi, rientrare clandestinamente, tornare a combattere... Le cose di sempre. Ma sono io che non sono quello di sempre... Non è colpa mia se mi tradiscono ogni volta, se sono un perdente.»
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