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L`INVENZIONE DEL PASSATO
Nel fondo più oscuro dell'esistenza
Autore: John Banville
Traduzione di Dallatorre M.
Pagg. 264
€ 15.00
Narrativa
Collana: Narratori della Fenice
In libreria
dal: 17 Ottobre 2003
Libro disponibile
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Axel Vander è un accademico giunto al culmine della fama: ormai vecchio e disilluso, si lascia vivere fra gli omaggi dei colleghi e il ricordo dolente, all'apparenza incolore, della moglie scomparsa. A scuotere la sua insoddisfatta sopravvivenza arriva la lettera di una giovane ricercatrice che ha scoperto il segreto e la menzogna sui quali egli ha costruito l’intera sua esistenza: lo scambio d’identità con un agiato coetaneo più in vista, scomparso in circostanze oscure con l'arrivo dei nazisti in Olanda.
Impaziente di squarciare il sudario nel quale ha avvolto la propria vita, Axel decide di incontrare la giovane donna a Torino, dove è stato invitato a tenere una conferenza. Ma Cass Cleave non è la spregiudicata donna in carriera che egli si aspettava: è una giovane storica, vittima di un oscuro disagio psichico, la cui fragilità dapprima eccita la natura egocentrica, violenta ed esibizionista dell’uomo, che la costringe a una torbida relazione, ma infine incrina la corazza di indifferenza costruita dal finto Axel, costringendolo all’agghiacciante presa di coscienza di una vita non vissuta, di una fallita fuga dalla propria sgradevole realtà, dell’impossibilità di trovare il proprio vero io.
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"Banville è tra i romanzieri
più eleganti e intelligenti di lingua inglese."
George Steiner
"Banville è grande perché scende al fondo più oscuro
dell’esistenza, confrontandosi con la Medusa senza nome
dell’abiezione e della tragedia, ma conservando un profondo,
indistruttibile senso dell’umano, dei suoi affetti e valori,
della fraternità esistenziale... Ma questo scrittore
capace di scendere in tali cupe profondità senza ritorno
è uno dei pochi capaci di raccontare quanto amore,
amicizia e tenerezza ci possono essere nel cuore dell’uomo."
Claudio Magris
"John Banville è indubbiamente
una delle figure di maggior spicco
tra gli scrittori di lingua inglese degli ultimi decenni,
e in particolare nel quadro della singolare,
quasi irresistibile fioritura letteraria irlandese...
Banville scandaglia i suoi personaggi travagliati,
quasi fantasmatici, spesso peccatori per la morale comune. I suoi romanzi procedono come serrate partite a scacchi."
Claudio Gorlier
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"Chi parla? È la voce di lei, nella mia mente. Temo che non si fermerà finché non mi fermerò io. Mi parla mentre mi trascino lungo queste strade acciottolate, dicendomi cose che non voglio sentire. A volte reagisco, protesto a gran voce, chiedendo di essere lasciato in pace. Ieri nella panetteria che frequento, in via San Tommaso, devo aver gridato qualcosa, il nome di lei forse, perché in quel luogo affollato tutti mi hanno guardato come fanno qui, non con aria allarmata o di disapprovazione, ma con semplice curiosità. Ormai mi conoscono tutti, il fornaio, il macellaio, l’uomo della bancarella di verdure, nonché le loro clienti, casalinghe con i capelli tinti perlopiù, grasse come piccioni, con i loro profumi, i loro brutti gioielli, i loro magnifici occhi scuri, delusi. Noto le loro gambe sorprendentemente snelle; a quanto pare queste donne invecchiano in modo inverso dalla testa in giù, perché le gambe sono ancora le stesse, suggestivamente un po’ arcuate, che dovevano avere a vent’anni, o anche prima. E chiaro che sono interessate a me. Forse ciò che le attrae è quel tocco di commedia dell’arte che c’è nel mio aspetto — lo sguardo di un unico occhio, l’andatura comicamente spaventata, il bastone e il cappello al posto della mazza e della maschera di Arlecchino. Sembra che a loro non importi che io sia pazzo. In realtà non sono pazzo, però, ma solo molto, molto vecchio. Mi sembra di essere in vita da secoli."
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