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L`IMPERO E IL VUOTO
Una guerriera armata di parole
Autore: Arundhati Roy
Traduzione di Oddera F.
Pagg. 160
€ 10.00
Saggistica
Collana: Le fenici rosse
In libreria dal: 4 Novembre 2004
Libro  disponibile

   
 IL LIBRO  
  «In India e in tutto il mondo i nostri margini di libertà si stanno riducendo a una velocità spaventosa» denuncia Arundhati Roy. L’autrice del Dio delle piccole cose ha già messo le sue doti di narratrice al servizio della democrazia e dei diritti umani. Ora, nelle conversazioni con David Barsamian qui raccolte, smaschera gli schemi del potere globalizzato e ci obbliga a riflettere e a prendere una posizione. Perché Arundhati Roy non si accontenta di sventolare bandiere. La sua è una nuova forma di attivismo politico: quella di una cittadina indiana che non solo arriva al cuore dell’impero, ma parla «da schiava che pretende di criticare il suo sovrano».
E insieme all’impegno civile, all’attivismo politico, la narratrice indiana parla anche di sé, della sua vicenda umana e famigliare segnata dall’assenza della figura paterna, e poi degli studi, dei viaggi, del successo mondiale dei suoi libri. Ne esce così il fulmineo ritratto di una protagonista della letteratura contemporanea, diventata icona del movimento contro la guerra e per i diritti civili.
 
 
 I GIUDIZI  
  "Non conosco il segreto delle battute fulminanti di Arundhati, ma gliene sono grata. Ognuna delle sue indimenticabili frasi è un dono, capace di trasformare le paure e le incertezze in coraggio e determinazione. Nelle mani di Arundhati, le parole diventano armi, le armi dei movimenti di massa. Ma i suoi saggi e i suoi discorsi non sono propaganda, tutt’altro: costituiscono piuttosto il tentativo di definire il nostro mondo per quello che è, in termini esatti, precisi, assoluti."
dall'Introduzione di Naomi Klein
 
 
 UN BRANO  
  "Sono una donna cresciuta in un villaggio indiano e ho passato la vita a combattere contro la tradizione. Per nessuna ragione al mondo vorrei essere una donna indiana tradizionale. Perciò non intendo affatto schierarmi contro lo sviluppo. Ciò che metto in discussione è la politica dello sviluppo. Sto parlando di incrementare lo sviluppo, non di arrestarlo. Di avere più democrazia, non di limitarne gli ambiti. Di favorire la modernizzazione, non di frenarla. Come si fa a smantellare certi processi decisionali completamente centralizzati e antidemocratici? Come si fa a garantire che le decisioni vengano decentrate e che sia restituito alla gente il potere di gestirsi la vita e le risorse naturali? Non sono una fautrice del concetto moderno di «efficienza» preso in prestito dal mondo degli affari. L’efficienza confina con il totalitarismo, il fascismo. «L’amministrazione decentrata è inefficiente» mi sento dire. Io penso che vada bene così. Lasciamo pure che sia inefficiente."  
 
 L'AUTORE  
  Arundhati Roy