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UNA BUONA MADRE
La maternità raccontata da una scrittrice:
Autore: Marie Darrieussecq
Traduzione di Bruno F.
Pagg. 154
€ 10.00
Narrativa
Collana: Prosa contemporanea
In libreria
dal: 4 Ottobre 2002
Libro disponibile
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Foto di gruppo: la madre del bimbo, il padre del bimbo, i nonni, la zia e, al centro, il bimbo. La madre è piena di dubbi: si sente inadeguata al suo ruolo e stenta a convincersi di ciò che è avvenuto pochi mesi fa nella sala parto di quell’ospedale parigino; il padre invece, testimone oculare dell’evento, è molto sicuro di sé, fa diagnosi azzeccate quando suo figlio non sta bene e pensa di costruire un motore a propulsione, con una leva per cullare in automatico. I nonni, un tempo sostenitori della teoria per cui qualche volta bisogna lasciar piangere i neonati, adesso hanno cambiato parere e per di più sbagliano nell’acquisto dei pannolini (quelle scritte piccole piccole sul retro del pacco!). La zia, molto defilata, per fortuna, dispensa consigli superati di qualche secolo, direttamente dalla saggezza di Madame de Maintenon. Quanto al bimbo, lui è sospeso leggero sopra tutti i discorsi degli adulti, risucchiati in un vortice di latte e sorrisi.
Voglie di evasione? A sprazzi. Marie Darrieussecq sogna un pomeriggio al cinema, ma se trova il coraggio di separarsi per qualche ora dal suo piccolo sceglie film ispirati a storie di maternità coraggiose oppure, senza neanche uscire di casa, una videocassetta con le immagini del figlio. Incredula, soggiogata da una tenerezza divorante (nel senso che vorrebbe mangiarsela davvero, quella creatura tonda e morbida), confessa che essere mamma la rende sentimentale e, quaderno alla mano, seduta al tavolo di cucina raccoglie, tra un ricordo, una riflessione, un aneddoto divertito, le istantanee di una stagione irripetibile.
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"Quando è sorpreso, lo è totalmente, tipo commedia dell’arte. Apre le braccia, alza le sopracciglia, sgrana gli occhi, bocca spalancata. Quando ride, si torce. Quando piange, lacrimoni gli colano sulle guance. Quando ha sonno, si sfrega gli occhi. Quando ha paura, il suo mento si piega e la sua bocca trema. Mi piace soprattutto quando scruta, con una serietà che
gli torce gli occhi, un appassionante piede di tavolo o un cappuccio di stilografica.
Il suo viso incerto s’incarna soltanto nelle
emozioni. Come nelle incisioni di fisiognomica,
lui è «la collera», «lo stupore», «la tristezza»
o «la gioia»; come gli Arlecchini, è, in quattro
è, in quattr’otto, il riso o la sofferenza."
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