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LA DISPENSA DEL DIAVOLO
Un romanzo in sessantaquattro portate
Autore: Jim Crace
Traduzione di Cosimini S.
Pagg. 182
€ 13.50
Narrativa
Collana: Narratori della Fenice
In libreria
dal: 22 Febbraio 2002
Libro disponibile
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Salatini esilaranti, piatti al curry dagli ingredienti proibiti, tuberi a dir poco invadenti, merluzzi salati che prendono il largo. Sono banchetti alquanto eccentrici quelli ai quali è invitato il lettore della Dispensa del diavolo: carne, pesce, frutta e verdura subiscono infinite metamorfosi, i misteri dell’esistenza si intrecciano con quelli del cibo in conserva, la varietà del commestibile con quella delle emozioni. In ciascuno di questi sessantaquattro quadri il dettaglio gastronomico è in primo piano, e porta con sé implicazioni insospettate: nella preparazione di ciascun piatto si nasconde un piccolo rito, affettuoso o maligno. Un’intolleranza alimentare può diventare un’arma contro la famiglia o contro se stessi. I ristoranti attirano gli avventori soddisfacendo i loro più bizzarri appetiti, anche quelli per il pericolo, per il pettegolezzo, per un utopico benessere. La spesa quotidiana, come lo champagne dei brindisi, è condita di sogni e rimpianti.
Ma il diavolo cosa c’entra? In ogni ricetta di Jim Crace pare aver messo lo zampino, creando un corto circuito tra gli ingredienti e le più nascoste, sopite, inconfessabili passioni dei commensali. E attraverso il cibo – consolante e sorprendente, afrodisiaco e intossicante, a volte immangiabile – i personaggi si nutrono di rabbia, di libertà, di vendetta, d’amore.
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"Sessantaquattro storie brillanti, divertenti,
eccentriche, scioccanti, sensuali."
The Bookseller
Anche rispetto agli standard di Crace,
La dispensa del diavolo è un libro straordinario."
The New York Times Book Review
"Jim Crace è veramente originale.
Guardando con i suoi occhi, nulla appare
come avremmo pensato."
Daily Telegraph
"Uno degli autori più originali e brillanti
del nostro tempo."
Literary Review
"Uno scrittore di grande forza allucinatoria."
John Updike
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"Ora dirò cosa mangiare all’aperto quando è buio. I cibi freddi non vanno bene. La chiave per mangiare senza luce è il vapore. E i cibi freddi non evaporano, tranne il ghiaccio. No, bisogna riscaldare la notte intorno col vapore di una zuppa, una dozzina di alimenti in uno. Senza poter distinguere le carote dai fagioli prima di averli in bocca. Senza poter distinguere, nemmeno allora, qual è il porro e quale la cipolla.
La scodella non dev’essere troppo bassa, ma profonda e orlata, in modo che tutto il vapore che c’è si avviluppi raccogliendosi al centro. Il vapore contiene l’aroma. E così ti riscaldi il naso con l’aroma, e ti riscaldi la bocca col sapore e le mani sulla scodella. Ovviamente bisogna rimanere in piedi, col bavero del cappotto rialzato. Senza parlare. Non c’è tempo. Bisogna finire di mangiare prima che il vapore svanisca.
Una volta finito, resta un residuo gelido di vapore. Si rannicchia nella scodella. Non osa sfidare il buio e il freddo. E se non togli le mani, se appoggi il viso sull’orlo, se chiudi gli occhi tanto che il tuo buio sia completo, il vapore e l’odore ti baceranno le labbra e le palpebre, preparandoti per la lenta digestione della notte."
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