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MOLTO FORTE, INCREDIBILMENTE VICINO
Dalla tragedia alla speranza
Autore: Jonathan Safran Foer
Traduzione di Bocchiola M.
Pagg. 384
€ 16.50
Narrativa
Collana: Narratori della Fenice
In libreria
dal: 28 Aprile 2005
Libro disponibile
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Oskar, un newyorkese di nove anni a suo
modo geniale, ama inventare singolari dispositivi.
Inventa camicie di becchime per
farsi trasportare in volo dagli uccelli in caso
di emergenza, inventa un sistema di tubi
collegato ai cuscini di tutti i letti di New
York per raccogliere le lacrime di chi piange
prima di dormire, riversarle nel laghetto
del Central Park e mostrare ogni giorno
il livello di sofferenza della sua città. A
Oskar capita di piangere sul cuscino, da
quando suo padre, complice di tanti giochi
e invenzioni, è morto nell’attacco alle Torri
Gemelle.
Un giorno, non troppo per caso,
in un vaso azzurro trovato nell’armadio
del padre scopre una busta che contiene
una chiave. Sul retro della busta c’è una
scritta: «Black». Che serratura apre quella
chiave? E se Black è un nome, chi è
Black? Per scoprirlo Oskar intende bussare
alla porta di tutti i Mr e Mrs Black della
città: forse uno di loro sa qualcosa, conosce
un segreto che può farlo sentire più
vicino al padre. E se il suo viaggio per i distretti
di New York non gli riporterà chi se
n’è andato per sempre, forse gli recherà altri
doni, di certo gli restituirà inaspettatamente
un passato lontano che ha sconvolto
la vita dei suoi nonni paterni e di un’intera
generazione: il passato dell’Europa
devastata dalla seconda guerra mondiale.
A quasi quattro anni dall’attacco al World
Trade Center, uno degli scrittori americani
più giovani e promettenti ci offre il suo
romanzo dell’11 settembre. La vicenda di
questo ragazzino eccezionale e della sua
famiglia farà sorridere, piangere, ridere,riflettere. Farà sentire ogni lettore parte di
un dolore che va molto al di là della tragedia
di Manhattan: è il dolore di tutte le vittime
civili dei conflitti, di tutte le città attaccate,
di tutti gli amanti che la guerra ha
separato per sempre.
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"Il secondo romanzo di Jonathan Safran Foer è quanto di meglio si potesse desiderare: ambizioso, pirotecnico, enigmatico e soprattutto, nel suo ritratto dell'orfano Oskar, estremamente commovente. Ha ogni diritto di racchiudere in sé la tragedia dell'11 settembre... Un risultato eccezionale."
Salman Rushdie
"Uno scrittore straordinario."
Fernanda Pivano
"Jonathan Safran Foer è l'impassibile bambino prodigio della letteratura americana."
D di Repubblica
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"Ho deciso che avrei cercato i nomi in ordine alfabetico, da Aaron a Zyna; anche se il metodo più efficace era per zone geografiche. Un'altra cosa che ho deciso era di essere riservato
al massimo sulla missione in casa, e sincero
al massimo fuori, perché era necessario far così. Perciò quando la mamma mi chiedeva: 'Dove vai, e a che ora torni?' io le rispondevo: 'Fuori, più tardi'. Ma se uno dei Black voleva sapere qualcosa gli dicevo tutto. le altre mie regole erano di non essere più maschilista e neanche razzista, giovanilista, omofobo, e di non discriminare i portatori di handicap e i ritardati;
e poi che non avrei detto bugie se non in caso di assoluto bisogno, che mi è capitato un sacco di volte.
Ho preparato un kit con alcune cose che mi sarebbero servite, tipo una torcia elettrica formato maxi, il burrocacao, un po' di biscotti ai fichi, i sacchetti di plastica per reperti importanti e cianfrusaglie, il mio telefonino,
il copione di Amleto per imparare a memoria
i movimenti sul palco mentre andavo
da un posto all'altro, dato che non dovevo dire neanche una battuta, e una cartina di New York, pillole allo iodio in caso di bomba sporca, i miei guanti bianchi -owiamente - un paio di cartoni di Juicy Juice, una lente d'ingrandimento,
il dizionario tascabile Larousse e altre cose utili. Ero pronto per cominciare."
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