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LA STRANA STORIA DELL'ASSALTO AL PARLAMENTO INDIANO
Autore: Arundhati Roy
Traduzione di Goivanni Garbellini
Pagg. 176
€ 11.00
Saggistica
Collana: Le fenici rosse
In libreria dal: 25 Ottobre 2007
Libro  disponibile

   
 IL LIBRO  
  Il 13 dicembre 2001 un gruppo di uomini armati assaltò il Parlamento indiano: fu un attacco fulmineo di cui ancora oggi non si conoscono con certezza né esecutori né mandanti; si sa però che le forze di polizia furono inadempienti e fabbricarono false prove, alimentando tensioni e conflitti già pericolosi.
Da questo fatto Arundhati Roy prende spunto per una delle energiche riflessioni che animano questa raccolta di interventi. I temi più scottanti che agitano l’India contemporanea e il mondo intero vengono affrontati con minuziosa lucidità: il tragico costo dell’economia globalizzata; gli interessi dei poteri che non esitano a ricorrere alla guerra e a una spietata repressione del dissenso; la sparizione di intere città e villaggi, con migliaia di uomini e donne che passano da una vita di stenti alla miseria più nera; la macchina dei mass-media, bisognosa di sciagure da cui trarre nutrimento. Lo sguardo di una scrittrice sempre in prima linea alza il velo sui grandi interessi che dominano il pianeta, mirando a una ridefinizione del significato di disobbedienza civile e di azione politica.
 
 
 I GIUDIZI  
  "La polemica di Arundhati Roy è importante e necessaria... dobbiamo esserle grati per il suo coraggio e il suo talento."
Salman Rushdie
 
 
 UN BRANO  
  "Ecco quel che sappiamo: il 13 dicembre 2001 il parlamento indiano era in sessione invernale. Il governo della National Democratic Alliance era sotto accusa per l’ennesimo scandalo legato alla corruzione. Alle 11.30 del mattino cinque uomini armati a bordo di un’Ambassador bianca attrezzata con un congegno esplosivo artigianale varcarono i cancelli. Affrontati dalle guardie, scesero e aprirono il fuoco. Nella sparatoria che seguì tutti gli attentatori furono uccisi. Persero la vita anche otto agenti di sicurezza e un giardiniere. Secondo la polizia, i terroristi uccisi avevano esplosivo sufficiente a far saltare la sede del parlamento e abbastanza munizioni da poter abbattere un intero battaglione dell’esercito. A differenza di quasi tutti i terroristi, questi cinque si lasciarono dietro una visibilissima scia di prove: armi, telefoni cellulari, recapiti telefonici, carte d’identità, fotografie, confezioni di frutta secca e persino una lettera d’amore.
Non stupisce che il primo ministro A.B. Vajpayee avesse colto l’occasione per paragonare il fallito attentato a quello dell’11 settembre alle Torri Gemelle, avvenuto solo tre mesi prima..."
 
 
 L'AUTORE  
  Arundhati Roy