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IL POEMA DEI LUNATICI
Autore: Ermanno Cavazzoni
Pagg. 288
€ 15.00
Narrativa
Collana: Narratori della Fenice
In libreria
dal: 17 Aprile 2008
Libro disponibile
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Nel Il poema dei lunatici, pubblicato per la prima
volta nel 1987, vive una pianura padana incantata e
surreale, piccola come un villaggio e sterminata
come un continente, abitata da
personaggi ariosteschi, figure marginali ed
eccentriche che fanno risuonare oniriche
narrazioni. E quel che si narra è, come l’acqua
dei pozzi, influenzato dalla luna. Il loro
vagheggiare di imprese famose, le loro
fantasticazioni, i loro ribollimenti di pensieri
producono la magia di far ribollire chi
legge, in misura diversa da persona a persona,
là dove il lettore riconosce qualcosa,
un affine.
Quando Fellini lo lesse decise di trarne un film, che è
poi il suo ultimo, La voce della luna.
In un appunto aveva annotato: «Sono attratto
da un racconto che pur provocando
continuamente il riso per l’arbitrio che domina
sovrano e toglie significato a ogni
azione, gesto, pensiero, diventa a tratti
straziante per il bisogno disperato di darglielo
comunque un significato, perché la
sua assenza stringe il cuore di paura, e rende
la vita assurda. Un racconto picaresco
in una dimensione, in un paesaggio, che sta
fra Bosch, il mondo attuale dell’industria,
don Camillo, la pubblicità della Montedison,
i ricordi dell’infanzia, in un percorso
quotidiano continuamente minacciato da
fantasmi interiori, attraversato da brividi
d’inferno in una incessante condizione di
umiliato e ugualmente esaltato senso di
emarginazione».
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"Cavazzoni perlustra in lungo e in largo l'immaginario comico... il suo talento letterario è cospicuo... è insieme un inventore e un utilizzatore inesauribile."
Alfredo Giuliani
"Cavazzoni scrive bene come pochi, in una prosa nitida, precisa e volutamente semplice e definitoria... Se lo stile esiste ancora nella nuova letteratura, lui ne ha da vendere."
Alberto Asor Rosa
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"Quella notte ho dormito poi sulla panchina; si immagini quanto. Potevo andare in albergo se avessi proprio voluto; ma mi sentivo nel vestiario non del tutto pulito, e anzi di aspetto ancora un po’ trasandato. E mi ricordavo bene le idee che hanno gli albergatori.
Altri abiti erano dentro alla borsa di tela, che però durante il nubifragio li aveva tinti tutti di blu e compressi, cosicché erano rovinati.
E in sostanza dalla panchina ho seguito la luna che faceva il suo giro. Mi ero avvolto con dei giornali per non patire l’aria che si alza di notte, e ogni tanto aprendo gli occhi vedevo la luna che si era spostata, e facevo i calcoli per misurare quanto tempo era passato. Era una luna ancora sottile e crescente, ma luminosissima...
E durante l’insonnia ho avuto il sospetto che quella luna fosse mossa da un meccanismo e tenuta su da una gru, per esempio con il braccio snodato; o ci fosse un cavo d’acciaio tirato per aria tra due tralicci nascosti, e la luna avesse un gancio e una rotella, fosse cioè una specie di teleferica."
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