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LA BAMBINA PRODIGIO
Autore: Nikita Lalwani
Traduzione di Elisa Banfi
Pagg. 320
€ 16.00
Narrativa
Collana: Narratori della Fenice
In libreria
dal: 2 Ottobre 2008
Libro disponibile
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Rumi Vasi ha 10 anni, 2 mesi, 13 giorni, 2
ore, 40 minuti e 6 secondi. Le sue probabilità
di tornare a casa da scuola insieme a
John Kemble sono dello 0,2 per cento, ma
si riducono ulteriormente se si tiene conto
degli orribili vestiti fuori moda, delle pettinature
improbabili e degli occhiali enormi
che i genitori le impongono...
È dura crescere per una ragazzina come
lei, figlia di indiani immigrati nel Galles, a
Cardiff, prodigio della matematica fin dall’infanzia.
Ma il piacere di giocare con i
numeri si trasforma ben presto in un’ossessione:
il padre – professore di matematica
– le impone una disciplina ferrea di
pomeriggi solitari in biblioteca ed esercizi
serali, i caloriferi spenti perché il gelo aiuta
la concentrazione. Vuole che la figlia
bruci le tappe, che entri a Oxford a quattordici
anni, che dimostri a una società
decadente e superficiale quanto si può
ottenere con la volontà e la forza della
mente. La madre, terrorizzata da ogni possibile
influsso della cultura occidentale,
spera di farne una perfetta ragazza indiana,
pronta all’incontro con il marito che la
famiglia sceglierà per lei. Ma crescendo
prevale in Rumi un disperato bisogno di
essere normale, di avere amici, di vestirsi
come gli altri, di innamorarsi; e il sogno
dell’ammissione a Oxford si trasforma per
lei in una possibile via di fuga da un destino
che non le appartiene.
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"Un libro unico per forza espressiva... Un brillantissimo esordio."
The Independent
"Un ritratto perfetto del disagio adolescenziale. Nikita Lalwani riesce a calarsi completamente nel complesso mondo interiore della sua protagonista."
The Guardian
"La storia di Rumi coinvolge e commuove."
Literary Review
"Il difficile rapporto tra generazioni, a confronto con la realtà di un paese nuovo, è raccontato in questo romanzo con profondità e passione."
The Times
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"Intorno a lei le ragazze correvano — criniere gialle, marroni, nere e fragola —, menti e corpi importanti che disegnavano lo spazio con i loro movimenti: ragazze cresciute con biciclette e valige, bauli e strumenti musicali, ragazze che sembravano non essere mai state alle superiori, non essere mai state chiamate secchione o sfigate, ragazze audaci o eleganti a prescindere dagli occhiali e dalla permanente, dal taglio della giacca o dei jeans, dalla profondità del solco tra i seni suggerita dal rigonfiamento di un maglione a V. Ragazze che erano oltre quella terminologia, con cose importantissime da fare. Aleggiavano intorno a Rumi, appartenevano alla stessa dimensione degli alberi, che sembravano scuotere le fronde in un roco sussurro di complicità, e delle foglie venate, arancione e rosse, che danzavano tangenti al terreno, sospinte dal vento negli angoli di pietra e verde. Un uomo tarchiato in uniforme uscì dalla portineria, le si avvicinò e le strizzò l’occhio mettendole una mano sulla spalla. Un sorriso allegro si diffuse sul suo viso latteo mentre la guardava negli occhi e diceva: «Rumika Vasi, immagino». La sensazione che avvertì, il calore nella carne, le era familiare. Era vergogna."
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