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UN CORPO NEL LAGO
Autore: Arnaldur Indridason
Traduzione di Silvia Cosimini
Pagg. 324
€ 16.50
Narrativa
Collana: Narratori della Fenice
In libreria
dal: 29 Gennaio 2009
Libro disponibile
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Uno scheletro spunta dalle acque del lago
Kleifarvatn, a sud di Reykjavík: si tratta dei resti di un uomo, databili
intorno agli anni Sessanta del Novecento.
Lo scheletro è legato a uno strano
apparecchio di fabbricazione sovietica,
in apparenza una ricetrasmittente.
Nel cranio c’è un foro, grande come una
scatola di fiammiferi. Omicidio o suicidio?
Delle indagini è incaricato il solitario
e spigoloso agente Erlendur Sveinsson,
come sempre affiancato dai colleghi Sigurður
Óli ed Elínborg, mentre nell’ombra lo
aiuta il suo ex capo, Marion Briem, ormai
in pensione. Gli indizi sono scarsi, le tracce
confuse, tuttavia un elemento decisivo
emerge con forza: la scomparsa dell’uomo
è collegata in qualche modo a una rete
spionistica del Patto di Varsavia, che
operava ai tempi della Guerra fredda,
quando il territorio islandese era considerato
strategico dal punto di vista militare
e ospitava una grande base NATO
americana. Ma lo spettro del comunismo
si aggira ancora per l’Islanda?
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"L'Islanda ha trovato il suo Mankell... Assolutamente nordico, un narratore che rappresenta un marchio di grande qualità."
Die Welt
"L'agente Erlendur, un antieroe in versione islandese... un personaggio intererssante, sintomatico del marcio e del non detto della società contemporanea."
L'Express
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"Rimase immobile a lungo a fissare le ossa, come se fosse impossibile che si trovassero lì. Almeno quanto lo era che ci si trovasse lei.
All’inizio aveva pensato a una delle pecore che spesso annegavano nel lago, finché non si era avvicinata, aveva visto, il cranio semisommerso sul fondo e aveva scorto le forme di uno scheletro umano. Le costole fuoriuscivano dalla sabbia. Sotto si distingueva il profilo delle ossa del bacino e dei femori. Lo scheletro era disteso sui fianco sinistro. La donna vedeva il lato destro del teschio. C’era un ampio foro nella scatola cranica; istintivamente pensò che potesse essere stato prodotto da un colpo di martello. Si chinò e fissò il teschio. Infilò un dito nel foro, esitante. La scatola cranica era piena di sabbia.
Non sapeva perché le fosse venuto in mente un martello e trovò raccapricciante l’idea che qualcuno fosse stato preso a martellate in testa. Oltretutto il foro era molto più largo della testa di un martello. Era grande come una scatola di fiammiferi. Pensò che fosse meglio non toccare più quelle ossa. Prese il cellulare e digitò il numero a tre cifre."
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