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ISOLA CON FANTASMI
Autore: John Banville
Traduzione di Irene Abigail Piccinini
Pagg. 252
€ 15.00
Narrativa
Collana: Narratori della Fenice
In libreria
dal: 5 Marzo 2009
Libro disponibile
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In un’isola aspra nel mare d’Irlanda approda una strana comitiva
di naufraghi. I sette – una fotografa,
un anziano attore, la bella governante
Flora, tre ragazzini e il lascivo Felix –
trovano riparo, fradici e infreddoliti, in
una grande casa piena di echi e oggetti
d’altri tempi, in cui abita l’enigmatico
professor Kreutznaer, esperto di storia
dell’arte, con i suoi due assistenti, il bislacco Licht e un uomo senza nome, uscito
di prigione da poco, che è la voce narrante
del romanzo. L’oggetto del loro
studio è l’opera di Vaublin, pittore olandese
del primo Settecento.
I nuovi arrivati
innescano nei tre, che vivono in una
sorta di esilio, il meccanismo perverso
dei ricordi e scatenano un continuo gioco
di rimandi tra realtà e finzione, tra vita
e suggestioni letterarie. È vero o falso
il capolavoro di Vaublin, Le monde d’or?
Sono reali i naufraghi, così simili ai personaggi
ritratti nel dipinto? Perché il
professor Kreutznaer ha paura di Felix?
In un’atmosfera misteriosa
e fosca, in cui si presagisce una minaccia
incombente, si risvegliano per i
protagonisti i fantasmi sopiti di azioni
commesse in passato, vergognose o inconfessabili:
l’autenticazione di un dipinto
falso, il debole per giovani prezzolati,
un omicidio...
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"Un maestro, la cui prosa regala un piacere continuo e quasi fisico."
Martin Amis
"Un libro raffinato, seducente, pieni di echi che continuano a risuonare per molto tempo dopo aver girato l'ultima pagina. Un immaginario magico, un'esecuzione di stupefacente bravura. Questa è l'opera di uno scrittore all'apice della selle sue potenzialità."
Joseph O'Connor
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"Il professor Kreutznaer, appollaiato nel suo nido, rimase a lungo senza muoversi, solo ascoltando il lento pulsare del proprio sangue e il vento primaverile che fuori soffiava a raffiche e di tanto in tanto il roco grido infantile di un gabbiano, sorprendentemente vicino. Per quanto si sforzasse, non riusciva a sentire nulla dabbasso. Che stavano facendo? Non se n’erano andati, li avrebbe visti allontanarsi. Se li figurò in piedi nell’ingresso in penombra, immobilizzati per magia, inespressivi e muti, uno con la mano alzata, un altro chino a posare una borsa, e Licht di fronte a loro, bloccato ai piedi della scala, ad annuire e a contorcersi come una marionetta, come al suo solito.
Giocherellò con il telescopio e sospirò. Sicuro che si era sbagliato, sicuro che non era chi pensava che fosse?
Andò alla porta. Tendeva a bioccarsi ed era difficile aprirla senza fare rumore. Fece infatti il suo piccolo iik! e tremò brevemente sui cardini. Una vampa di irritazione gli fece martellare il cuore con veemenza. Rimase un attimo sul pianerottolo con l’orecchio teso..."
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