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STORIE DI UNA CITTA'
Introduzione di J.K. Rowling
Autore: Alexander McCall Smith - Ian Rankin - Irvine Welsh
Traduzione di Massimo Bocchiola e Giovanni Garbellini
Pagg. 126
€ 13.50
Narrativa
Collana: Narratori della Fenice
In libreria
dal: 11 Giugno 2009
Libro disponibile
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Tre grandi scrittori contemporanei, chiamati a scrivere della loro Edimburgo, con stili, approcci, immagini diverse, se ne lasciano ispirare e ci regalano tre personalissime storie. Alexander McCall Smith racconta le vicende di un biologo indiano che si trasferisce nella capitale scozzese e, spaesato, cerca goffamente di costruirsi una vita sociale, per soffocare la solitudine e l’acuta nostalgia che prova per la sua famiglia, le sue radici, le sue
usanze. Per Jan Rankin, invece, la città serve da sfondo alla caparbia volontà di riscatto di un senzatetto che, grazie alla magia e all’illusionismo, trova un modo per non essere dimenticato, raggiungendo una sua dimensione di celebrità. E, per finire, Irvine Welsh delinea la storia grottesca dell’animale da compagnia preferito di un piccolo boss della malavita, una tigre, che fugge e semina scompiglio, sconvolgendo la tranquillità di un quartiere residenziale.
In ogni racconto, Edimburgo è la vera protagonista, con le proprie bellezze storiche accostate alle profonde contraddizioni e lacerazioni sociali che dilaniano ogni grande città. McCall Smith, Rankin e Welsh hanno risposto all’appello di OneCity Trust, una fondazione che si prefigge di mettere la letteratura al servizio della società e di chi opera per unire le persone: «non riesco a immaginare un obiettivo migliore» sottolinea J.K. Rowling nell’introduzione, «per Edim-burgo, per la Scozia e per il mondo intero».
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"Era un bellissimo, caldo giorno d’estate. Doreen Gow stava affettando i cipollotti quando la tigre allungò il muso in cucina. Doreen notò la massa con la coda dell’occhio lacrimante, ma sulle prime la scambiò per Ross, il grosso cane bastardo della vicina, che spesso entrava mentre stava cucinando.
«Non ho niente per te, bello» iniziò a dire; poi si voltò e si trovò di fronte l’animale. La tigre si fermò a meno di un passo e piantò gli occhi su di lei con uno sguardo quasi petulante. Del sangue le macchiava i peli bianchi sotto la mandibola. Doreen si girò verso il tagliere, sentì la propria mano stringersi sul coltello. Ma poi pensò che tanto sarebbe stato inutile, chiuse gli occhi e aspettò che la sua vita finisse. Com’è, come non è, ripensò all’ex marito, Calum, che l’aveva piantata due anni prima. Chissà come avrebbe reagito alla notizia che era morta sbranata da una tigre, si chiese. Poi nella sua mente si fece strada una preghiera quasi muta, una specie di insistente sussurro: come se qualcun altro la stesse recitando per lei. Dopo una generica fiutata alla sua gamba nuda, il grande felino fece dietrofront e lemme lemme uscì dalla cucina."
da Murrayfield di Irvine Welsh
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