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UN GRANDE GELO
Autore: Arnaldur Indridason
Traduzione di Silvia Cosimini
Pagg. 306
€ 17.00
Narrativa
Collana: Narratori della Fenice
In libreria
dal: 28 Gennaio 2010
Libro disponibile
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In una Reykjavík avvolta nella coltre di
un inverno che sembra il più freddo di
sempre, l’agente Erlendur Sveinsson affronta
un caso che lo costringe a confrontarsi
con i fantasmi di quel passato
che lo tormenta da una vita. La morte di
Elías, dieci anni, madre thailandese e padre
islandese, trovato accoltellato in
mezzo alla neve in un giardino, lo tocca
nel profondo. Non è solo l’ennesimo
omicidio su cui investigare, è una vicenda
che alimenta in lui l’angoscia per quel
fratello perso da piccolo nella brughiera
nel pieno di una bufera...
Non c’è tempo,
però, di abbandonarsi ai ricordi dolorosi:
il burbero poliziotto e la sua squadra
iniziano un delicato lavoro di indagine.
Il fratellastro di Elías è scomparso:
sarà implicato nella morte del piccolo o
semplicemente teme per la propria vita?
Da colloqui e interrogatori a compagni e
insegnanti a poco a poco emerge una
realtà di tensioni razziali e di scontento
fino ad allora nascosta sotto la superficie
dell’immagine liberale e multiculturale
che l’Islanda si vanta di avere. Nessuna
pista viene trascurata, dalle bande neonaziste
allo spaccio di droga, alla pedofilia,
ma la verità è molto più semplice...
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"Un narratore che è diventato un vero marchio di qualità."
Die Welt
"L'agente Erlendur, un antieroe in versione islandese... un personaggio interessante, sintomatico del marcio e del non detto della società contemporanea."
L'Express
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"Si riusciva a dedurne l’età, ma era più difficile determinare da quale parte del mondo venisse.
Doveva avere circa dieci anni. Indossava un giaccone grigio con il cappuccio e la lampo aperta e un paio di pantaloni mimetici di colore verde e marrone, in stile militare. Portava lo zaino sulle spalle. Aveva perso uno stivaletto, e da un buco nei calzini spuntava un dito. Il bambino non aveva né i guanti né un berretto. I capelli neri erano già congelati a terra contro lo strato di ghiaccio. Era riverso sulla pancia, con una guancia rivolta verso di loro, che guardavano quegli occhi vuoti fissare la terra gelata. Sotto il cadavere il sangue aveva cominciato a congelarsi.
Elinborg si chinò accanto al corpo.
«Mio Dio» sospirò. «Ma che sta succedendo?»
Allungò una mano, come se volesse toccarlo. Sembrava che il bambino stesse riposando. La donna ebbe un momento di difficoltà, non riusciva a credere a quello che vedeva.
«Non muoverlo» disse Erlendur, calmo. Era in piedi accanto al corpo, insieme a Sigurour Oli."
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