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LA LETTRICE DI SHELLEY
Autore: Alona Kimhi
Traduzione di Elena Loewenthal ed Elisa Carandina
Pagg. 342
€ 18.00
Narrativa
Collana: Narratori della Fenice
In libreria
dal: 24 Giugno 2010
Libro disponibile
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Susanna Rabin ha trentatré anni, vive
con la mamma a Ramat Gan, vicino a Tel
Aviv, e a dispetto del cognome non è
«parente di». Agli occhi di chiunque la
osservi è una persona emotivamente fragile:
afflitta da una serie di ossessioni,
non riesce a tollerare nessun contatto
umano e prova disgusto per tutto ciò che
riguarda il corpo, proprio e altrui. È appassionata
del poeta inglese Shelley, ma
ogni volta che lo legge piange a dirotto;
dimostra un notevole talento artistico,
scaturito da impulsi sconosciuti, ma è imprigionata
in un suo mondo claustrofobico
da cui non riesce a emergere, nemmeno
con l’aiuto di un’assistente sociale e
di una mamma iperprotettiva. Tutto
cambia quando a casa Rabin arriva
Naor, un fascinoso cugino americano,
ospite a tempo indeterminato venuto a
seguire da vicino i suoi misteriosi affari
in terra d’Israele. All’inizio per Susanna
si tratta di un’invasione tutt’altro che
gradita, ma col tempo Naor riuscirà a
conquistarla, schiudendole spiragli di felicità
inattesi e pericolosi.
Timida, malinconica e sentimentale, ma
sempre ironica e traboccante di vitalità,
la Susanna creata da Alona Kimhi è lo
specchio della nuova generazione israeliana,
lontana dal tragico passato di chi
l’ha preceduta, disinteressata alla politica
e apparentemente apatica. Una gioventù
che sa piangere e anche sorridere
delle proprie miserie.
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"La protagonista è come un Holden Caulfield postmoderno al femminile, reso con un lirismo feroce."
The Sunday Tribune
"Un romanzo che inizia raccontando la storia di una donna ossessionata soltanto dai dettagli della propria esistenza e finisce dipingendo un preciso affresco di Israele oggi."
The Independent
"Susanna Rabin è sensibile, diffidente, timorosa: sembra lo stato ebraico in un corpo di donna."
Le Nouvel Observateur
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"Continuammo per la nostra strada, e all’improvviso apparve davanti a noi la più strana e stupefacente delle visioni: quando ci avvicinammo all’entrata del nostro condominio vidi il poeta Percy Bysshe Shelley.
Il poeta era appoggiato con la schiena alla parete che ospitava le cassette delle lettere, e fumava una sigaretta. Aveva i capelli più lunghi e scuri di quanto avessi visto nella fotografia dell’antologia e indossava un paio di occhiali da sole, ma a eccezione di questi particolari era proprio lui... con un rapido movimento delle dita gettò la sigaretta lontano nell’erba, fece alcuni passi verso di noi, ignorò Nehama, che si era ripresa più velocemente di tutti e gli tendeva la mano, e si fermò di fronte al nostro piccolo gruppo in un atteggiamento tranquillo e amichevole che non riuscì a celare la sfumatura di impertinenza del suo carattere.
Diresse le lenti scure degli occhiali verso la mamma mentre un paio di sopracciglia si aggrottarono, alzandosi sopra le lenti alla domanda: Ada? Ciao, sono Naor, di Bat-Ami, e la mamma lanciò un grido, completamente confusa per essersi sbagliata, ma pensavamo che solo tra... e lui la interruppe con un sorriso dallo splendore più strano che avessi mai visto e disse, sì, lo so, semplicemente sono arrivato via Londra, c’è un ristorante giapponese che adoro."
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