È un’autobiografia a frammenti questa di Marco Lodoli che, per raccontarsi in prima persona, dismette la maschera del narratore testato da critici e lettori e compie un passo di lato nella poesia. Passo che, in verità, è un tornare indietro, considerati i suoi esordi in versi. L’esito è un trittico di testi carichi di tensioni e malinconie diffuse, sospesi tra un pulsionale vitalismo e la riflessione sul tempo che se ne va e non restituisce nulla. Attraversati, dunque, da euforie e disforie talvolta devastanti. Sempre in bilico tra una gioventù mai del tutto svanita e una senilità incombente, Lodoli ha in dote una scrittura di alta efficacia espressiva e un verso che, alternando endecasillabi e settenari, gli consente di autoritrarsi con sorprendente naturalezza verbale. In una sorta di coeur mis à nu dove i momenti del ricordo incrociano meditazioni tormentate o crepuscolari. Dunque, c’è sempre dell’inquietudine nelle pagine di Marco Lodoli. Specie quando, con un ulteriore passo di lato, si congeda dall’italiano per affidarsi a un codice forse per lui ancora più naturale e originario. E scrive sonetti nella lingua parlata in quella Roma onnipresente in tutte le sue narrazioni. Se si tratta d’un congedo provvisorio o di una metamorfosi durevole, lo si vedrà nel tempo. Ma in attesa di saperlo, leggiamo con attenzione i versi di un autore che, nel pieno della maturità, ancora riesce a stupirsi per tutto quanto accade a lui e intorno a lui. E il lettore ne sarà, inevitabilmente, coinvolto.

L'autore

Marco Lodoli

Marco Lodoli è nato a Roma nel 1956, dove ha sempre vissuto. È stato professore nelle scuole di periferia e ha scritto su molti giornali, soprattutto di cinema e di adolescenza. Ha pubblicato una trentina di libri, tra i più noti: Diario di un millennio che fugge, I fannulloni, Isole. Guida vagabonda di Roma, Vapore, Tanto poco. L’ultimo romanzo è Solo un giorno. I suoi libri sono stati tradotti in molti paesi.