Il 13 aprile del 1907 è un sabato. Amalia si alza molto tardi, com’è sua abitudine, e si rende conto che c’è qualcosa che desidera fare. Vuole conoscere quel poeta che incrocia spesso nei salotti torinesi e che le è parso stranamente affine. Lui si chiama Guido Gozzano, è di un paio d’anni più giovane ma in fondo possono considerarsi coetanei. Lei è Amalia Guglielminetti, al momento certamente l’artista più celebre tra i due. Dalla decisione di quel giorno nascerà uno degli amori più infelici della letteratura, una relazione inquieta destinata a trasformarsi in uno scontro e poi in una lunga, tormentata amicizia. Ma chi è Amalia, questa autrice che il secolo scorso sembra aver risucchiato nell’oblio? Una donna sempre elegantissima, piena di fascino, anticonformista, pronta a dare scandalo pur di non annoiarsi, che preferisce il proprio talento al matrimonio.
Per Emanuela Canepa, Amalia prende subito la forma di un’ossessione. Con l’autorità di un daimon muove la sua scrittura, reclama un posto sulla pagina, infine un romanzo. Presto il gioco si inverte. La scrittrice che insegue le tracce della poetessa si trova essa stessa braccata, lo spirito di Amalia non le dà tregua e ci regala pagine che sono un viaggio meraviglioso in un’epoca e in un paese dove le autrici, Amalia Guglielminetti ma anche Matilde Serao e Ada Negri, rubano con impeto la scena ai gerarchi fascisti e ai giornalisti dediti al pettegolezzo. E questo corpo a corpo con una figura memorabile ci trascina di fronte a una domanda decisiva: quanto siamo disposti a pagare per affermare la nostra libertà?
Sono Amalia Guglielminetti. Ho desiderato moltissimo, ho avuto quasi tutto, e quasi tutto mi è stato tolto.