«Non sono più innamorata di te». Con questa frase pronunciata al telefono, Ada mette fine a una storia d’amore durata undici anni. Da quel momento per il protagonista di questo romanzo si apre una nuova quotidianità, una dimensione intermedia fra desiderio e disamore, ricordo e oblio, senso di colpa e gratitudine; un luogo ideale che si materializza nella cucina di casa, divenuta il campo da tennis su cui si gioca la partita della separazione, e nei paesaggi remoti dell’Islanda, sconosciuti come la solitudine che lo attende in agguato. Mentre cerca di capire le traiettorie del proprio futuro, l’autore testimonia in presa diretta, nei dettagli più minuziosi, la liturgia dolorosa e sgraziata della fine di un matrimonio. Lo fa rimettendo insieme i pezzi di un amore che è stato reale finché è stato vivo, ripercorrendolo al contrario, mostrando – al di là del rancore e della paura, nonostante gli inciampi della vita adulta – la meraviglia che sta nel tentativo di trattenere nel tempo le persone che ci hanno attraversato. Con voce istintiva e una scrittura a nervi scoperti, in una commedia disperata e iperbolica dei rapporti e della loro fine, Manuel Vilas torna a farci entrare nel proprio spazio intimo in un momento in cui si è chiamati a reagire ai cambiamenti e all’abbandono. E ci riesce, ancora una volta, nell’unico modo che
gli sembra possibile. Raccontare tutto, per salvare tutto.
La forza del romanzo risiede proprio nella sua capacità di trasformare un'esperienza intima in un'emozione condivisa. Nel suo modo di trasformare il dolore in bellezza.
Quando racconta, Manuel Vilas si confessa, si mette a nudo, si mostra, si espone, si maltratta, si commuove e ci commuove.
Una riflessione sincera e amara sulla sofferenza di una rottura sentimentale, sulle rovine che lascia dietro di sé, sulle emozioni che risveglia e sugli orizzonti che apre.
Quando mi ha amato, ha amato un altro; quando ha smesso di amarmi, ha smesso di amare me, quello reale. In questa tragicommedia sono racchiusi gli undici anni che ho vissuto accanto a lei, perciò non ho avuto altra scelta che scrivere questo libro, per il loro travolgente orrore, per il loro immenso erotismo.
Il nostro matrimonio è stato meraviglioso e lo so adesso, dieci anni dopo. Le cose non si rivelano mai nel presente. Non sappiamo cosa sta succedendo se non dieci anni dopo, per questo bisogna vivere molto per poter comprendere molto.
Il problema dell'amore non è il disamore, ma il tempo. L'amore esiste nel tempo. E l'amore oltre gli otto o dieci anni di convivenza si esaurisce. La gente decide di andare avanti per vigliaccheria.
Che non muoia ciò che siamo stati, è quello che imploro di continuo in questo libro.
Esistono due tempi: quello che ero prima di « non sono più innamorata di te » e quello che viene al mondo come un neonato dopo quella frase. Quello che è venuto al mondo è un essere deforme e assassino.
Nella mia testa c'è di continuo la stessa cosa: sapere se questo amore che muore è stato reale finché è stato vivo.